45 anni fa l’omicidio di Carmelo Iannì


Ricorre oggi il 45esimo anniversario dell’omicidio di Carmelo Iannì, l’imprenditore che gestiva l’hotel Riva Smeralda a Villagrazia di Carini e che fu ucciso da Cosa Nostra per aver aiutato lo Stato.


Scritto da Francesco Cipriano

28 agosto 2025


La Sicilia degli anni Ottanta era un territorio in ebollizione. Nel primo anno di quel decennio, l’isola vide cadere servitori dello Stato come il Presidente della Regione Piersanti Mattarella e il procuratore Gaetano Costa. Nello stesso periodo stava maturando la scalata dei corleonesi, destinata a trasformarsi l’anno successivo nella seconda guerra di mafia, una delle stagioni più sanguinose della storia siciliana.

La Sicilia in quegli anni era diventata un vero e proprio narcostato: un hub internazionale della raffinazione e dello smistamento dell’eroina, con raffinerie clandestine che spuntavano tra campagne e magazzini della provincia palermitana. Per perfezionare le tecniche chimiche, i clan avevano stretto rapporti con i marsigliesi, richiamando sull’isola chimici specializzati capaci di convertire la morfina base in eroina.

È dentro questo contesto che si inserisce la vicenda di Carmelo Iannì. Nato a Palermo nel 1934, sposato e padre di tre figlie, era un imprenditore onesto, senza legami con la criminalità organizzata. Nel 1977 acquistò l’albergo Riva Smeralda, lungo la costa di Villagrazia di Carini. Tre anni dopo, quell’albergo divenne crocevia di una storia più grande di lui.

Nell’agosto del 1980, tra gli ospiti della struttura figurava André Bousquet, chimico marsigliese chiamato da Cosa Nostra per lavorare nelle raffinerie di eroina. La polizia, informata dei movimenti del francese, chiese a Iannì di permettere l’infiltrazione di alcuni agenti sotto copertura tra il personale. L’imprenditore accettò senza esitazioni, mostrando un senso civico raro in un’epoca segnata da omertà e paura.

Il 26 agosto scattò il blitz: a Trabia vennero arrestati Bousquet, due complici e, con sorpresa degli stessi investigatori, il boss e trafficante Gerlando Alberti. Ma un errore compromettente segnò il destino di Iannì. Gli agenti infiltrati nell’hotel parteciparono al blitz a volto scoperto, venendo così riconosciuti: per Cosa Nostra fu chiaro che l’albergatore aveva collaborato con la polizia.

Due giorni dopo, il 28 agosto 1980, Carmelo Iannì fu assassinato dentro il suo stesso albergo. Due uomini a volto scoperto lo freddarono senza esitazioni davanti alla moglie e ad alcuni clienti. Gli esecutori non furono mai individuati, ma anni dopo la giustizia riconobbe come mandanti Gerlando Alberti e Vincenzo Citarda, che furono condannati all’ergastolo.

La morte di Iannì non fu seguita da onori ufficiali. Per lungo tempo la sua storia è rimasta nel dimenticatoio, sopravvivendo grazie al ricordo delle figlie Liliana, Roberta e Monica. Solo nel 2017 il Comune di Carini gli ha dedicato una targa commemorativa davanti all’ex hotel Riva Smeralda.

Un hotel che è stato dismesso da anni. Lo potete notare percorrendo l’autostrada A29, nei pressi della costa di Villagrazia di Carini. In quel luogo ha lavorato un imprenditore ligio alle regole, ucciso per aver scelto di stare dalla parte dello Stato in una stagione in cui farlo significava rischiare tutto.


Avanti
Avanti

Serate Serene in Anfiteatro: “Sciarabbà" chiude la rassegna