La battaglia contro Phica.net - Intervista a Mary Galati
Mary Galati, 26 anni di Cinisi, ha scoperto per caso che le sue foto erano finite su Phica.net, un sito che raccoglieva immagini di donne e bambine rubate dai social o scattate di nascosto, accompagnate da commenti violenti e sessisti. La sua denuncia ha portato alla chiusura della piattaforma. Compaesano l’ha intervistata.
Scritto da Vanessa Leone
29 agosto 2025
Mary ha 26 anni, vive a Cinisi con una grande e allegra famiglia, ha un fidanzato che la ama, lavora nel mondo della ristorazione e questo le permette di viaggiare in posti turistici. Ama la natura e la musica. Ma oggi è nota per una vicenda triste non ancora conclusa ma che, anzi, è ancora in corso.
Donne suddivise in categorie, commenti volgari e mattanza di bambine: questo e tanto altro emerge dal racconto di Mary Galati, che ha portato alla luce il mondo perverso di Phica.net/.eu, il portale che raccoglie una quantità spropositata di fotografie di donne di tutta Italia ignare di far parte di un album scabroso quanto sconcertante.
“I social che utilizzo da sempre sono Instagram e Facebook, sui quali condivido selfie, niente di più. A maggio del 2023 una ragazza mi manda un messaggio con foto e testo in cui si vede la mia foto con commenti disgustosi” racconta Mary.
Come faceva questa ragazza ad avere visto la tua foto? Era entrata nel sito?
“No, è un sito per soli uomini. C’è un modo per accedere che distingue il genere attraverso un particolare meccanismo. La ragazza ha avuto lo screen shot da un ragazzo che aveva navigato su questa piattaforma…Quindi mi informo su questa realtà, tremando e sperando di non vedere altro. Accedo con un ID maschile grazie all’aiuto di persone care e scopro un mondo schifoso”.
In cosa consiste lo schifo di cui parli?
“Il sito è suddiviso in categorie: mia moglie, la mia fidanzata, mia sorella, le cugine, le figlie. E poi maggiorenni, minorenni, fetish, spy…”
Che si intende per spy?
“Te lo spiego con un esempio: una bella ragazza lavora al bar, uno la fotografa a su insaputa, posta la foto su Phica con tanto di commento violento a sfondo sessuale, e scrive nome e indirizzo del posto dove lavora la ragazza. Altri così vanno lì e la fotografano mentre sta lavorando e aggiungono scatti su scatti con ulteriori commenti dello stesso tipo”
Mentre nelle altre categorie come funziona? Le donne sanno di essere fotografate?
“Nelle altre categorie magari le donne sanno di essere fotografate, sono immagini scattate dal compagno, marito, padre, ma ovviamente non immaginano che fine farà quella foto. Oppure, come è successo a me, rubano tute le foto dai social e le spiattellano lì”.
Sui social ci sono tue foto “particolari”? Nudo o similari?
“Assolutamente no! Sono foto in cui sono normalmente vestita ogni giorno, mentre vivo una vita normale come tutti!”
Una volta scoperte le foto e letti i commenti, cosa hai fatto?
“Intanto ho pianto, mi è crollato il mondo addosso, perché lì c’era scritto anche dove lavoravo, il mio nome e cognome, dove abitavo…Ma non potevo solo piangere e sono andata a fare la denuncia ai Carabinieri che mi hanno indirizzata alla polizia postale”.
A questo punto Mary ci racconta chiaramente espressioni, frasi intere e parole precise a corredo delle sue foto. Non riporteremo alcuna delle parole utilizzate perché non vogliamo essere veicolo di messaggi violenti. Ma un dettaglio non lo vogliamo nascondere.
“Tra tutto ciò che leggo noto un tizio che è letteralmente ossessionato da me, si firma NESSUNO27”
Cosa intendi per “ossessionato”? Cosa scrive di particolare?
“Posta solo mie foto, si spaccia per mio ex fidanzato e ha scritto tutto ciò che si poteva sapere di me dai social. A oggi, nonostante le denunce, non conosco ancora l’identità di questa persona. La mia paura è diventata enorme, perché ogni uomo che vedo penso che potrebbe essere lui o uno di quelli che ha commentato le mie immagini”.
Nulla ti ha fatto presagire che qualcosa di così mostruoso stava per consumarsi con la tua identità?
“Sì, ma col senno di poi! Nel 2023 mi arrivavano tantissime richieste da parte di ragazzi. Non mi sono stranita più di tanto, è normale seguirsi tra persona della stessa età o che comunque possono piacersi. Ma una volta fatta quella scoperta ho collegato le due cose: grazie alle info che NESSUNO27 aveva dato, questi uomini mi cercavano sui social”.
Quando dice la parola “uomini” Mary fa con le dita il gesto delle virgolette: un silenzioso ma eloquente messaggio che arriva dritto al punto del discorso.
Chi ti è stato vicino in questi due anni? A chi puoi dire un sincero grazie?
“Alla mia famiglia, al mio fidanzato (con cui al momento della scoperta non era ancora il mio fidanzato), e a una ragazza che ha cambiato di fatto la rotta di questa vicenda”
Chi è la ragazza? Una tua amica?
“Se c’è una cosa che mi ha insegnato questa storia, è che amici ce ne sono veramente pochi. E anche i compaesani, tra Cinisi e Terrasini, si sono mostrati solidali solo negli ultimi tempi. All’inizio di tutta la mia denuncia nessuno mi ha veramente sostenuta e aiutata. In questi due anni quello che ho potuto fare, visto che con la giustizia non ho ottenuto nulla, è stato di cercare e contattare tutte le ragazze che ho trovato in quel sito. In due anni ho contattato più di 1000 donne, e non sono tutte…perché delle bambine non ho trovato dati…”
Si apre qui uno scenario raccapricciante di padri che postano foto delle figlie. I commenti che Mary ci riporta sono anch’essi inenarrabili e per questo ci limitiamo a raccontare il fatto senza dettagli di sorta.
Quando accade la svolta del caso? Perché Pica.eu ha chiuso?
“Tutto torna a quella ragazza che mi ha aperto un mondo. Mi ritrovo in una pagina Instagram che si chiama Ed è subito ex, in cui si gioisce della chiusura della pagina Mia moglie (una pagina facebook in cui vengono utilizzate le mogli per sessualizzarle e diventano bersaglio di commenti volgari e offensivi, n.d.r. ). Mi viene l’idea di inviare alla pagina Ed è subito ex un messaggio contenente la mia storia ancora ignorata. Pensavo che mi ignorassero, invece questa ragazza mi ha chiesto se poteva condividere la mia vicenda. Era il 21 Agosto e nel giro di niente il post ha raggiunto più di 10 mila Like. Commento pubblicamente e da lì il boom…”
Da questo come si arriva alla chiusura della piattaforma incriminata?
“La ragazza mi ha chiesto di far viaggiare una raccolta firme per la chiusura di questo sito e mi sono iscritta su Twitter per poter fare alzare il numero. E infatti da 3.000 firme, raccontando la mia storia, condividendola a più non posso, siamo arrivati a 150 mila firme e così il gruppo è stato chiuso. Adesso non esiste più nulla di quello che conteneva quel posto malefico. Nulla!”
Tutto è bene quel che finisce bene…allora.
“No, né per me né per tutte le donne ignare di essere preda di uomini malati. Mi sono arrivati messaggi di minacce da parte di chi si è visto chiudere il sito, che a quanto mi è stato detto non posso nemmeno denunciare perché mi scrivono con alfabeto criptato (numeri al posto delle lettere: si capisce il significato per intuito ma di fatto non è imputabile di reato). E più in generale nessuna donna è immune perché adesso si stanno spostando su Telegram, molto più sicuro in termini di privacy e accessibilità e quindi meno attaccabile”.
Qual è la frase che ti ha fatto più male da parte della gente?
“Qualcuna, a cui ho detto comunque di evitare di mettere sui social tutto della propria vita, mi ha detto che così la diamo vinta al patriarcato. Ho risposto, e lo ridico adesso, che il patriarcato non si combatte con una foto mezza nuda al mare, ma con la solidarietà e il sostegno alle altre donne a cui è stata rovinata la vita con una fotografia. Se non c’è solidarietà femminile in situazioni come queste, dove dobbiamo arrivare?”
Che messaggio vuoi lasciare a tutte le donne? E agli uomini?
“Evitate il più possibile di mettere in giro le foto delle vostre bambine, e controllatele una volta che sono in possesso di un profilo social. Non c’è motivo di esporle così, e anzi è solo dannoso. E inoltre voglio dire a tutte quelle persone che mi hanno sostenuta senza neanche conoscermi un grazie di cuore per il sostegno e la forza che mi hanno dato con un semplice “siamo con te”, perché se fosse dipeso dai conoscenti e dalla giustizia italiana io sarei ancora in pasto ai mostri. Comprendo chi decide di non denunciare e si cancella da ogni social, perché trovare aiuto è un miraggio. Ma io non ce l’ho fatta a stare a guardare: i mostri vanno fermati”.