Barbe à Papa Teatro, quando il palco diventa palestra delle emozioni
Scritto da Vanessa Leone
Giovedì 24 settembre 2026
Dal 19 al 22 settembre Cinisi ha ospitato la Compagnia Barbe à Papa Teatro, che ha portato in scena L'arte della resistenza, La ricetta di Danilo e Felicissima tra Casa Felicia e l’istituto comprensivo. Martedì 22 settembre, Felicissima è andata in scena all' Auditorium Peppino Impastato, dove abbiamo incontrato due dei sei componenti della compagnia: Federica D'Amore, 33 anni, di Palermo, e il partinicese Totò Galati, 38 anni.
Barbe à Papa Teatro è una compagnia palermitana attiva dal 2018, nata dall'incontro di un gruppo di attori formatisi alla Scuola dei mestieri dello spettacolo del Teatro Biondo, diretta da Emma Dante, e all'Accademia "INDA" di Siracusa. Oggi ne fanno parte Chiara Buzzone, Federica D'Amore, Totò Galati, Roberta Giordano, Claudio Zappalà e Nathan Tagliavini.
«La compagnia nasce nove anni fa: il regista Claudio Zappalà era nostro collega alla scuola del Teatro Biondo di Palermo e decide di fare un laboratorio sul tema del viaggio, della casa, della famiglia», racconta Totò Galati. «Ne abbiamo fatto parte, ne sono stati fatti altri due, e nella scrematura ci siamo ritrovati a essere quelli che oggi formano la compagnia».
Un percorso che ha trovato un filo conduttore preciso, spiega Federica D'Amore: «Il filo conduttore delle nostre opere è la volontà di approssimare quello che vogliamo raccontare a qualcosa di autentico, che ha a che fare con le nostre biografie».
Alla domanda su cosa significhi essere donna e attrice, D'Amore non ha dubbi: «Per una donna è ancora più difficile fare l'attrice, perché i ruoli non sono mai stati pensati tendenzialmente, nel cinema e nel teatro, per le donne. Nel cinema soprattutto la complessità psicologica dei ruoli raramente è pensata per un ruolo femminile: spesso la complessità che rende un personaggio interessante è affidata a ruoli maschili». C'è poi, aggiunge, una questione di rappresentazione: «Tantissime donne potevano diventare delle eroine ma non lo sono diventate perché le loro storie non si conoscono, spesso sono negli interstizi dei giornali. Adesso stanno cominciando a venir fuori, e le attrici possono cominciare a interpretare ruoli propri».
Una parte del lavoro della compagnia a Cinisi è svolta proprio nelle scuole, un ambito che per Totò Galati non è secondario rispetto al palcoscenico: «Il teatro riprende la dimensione del gioco, quindi vogliamo dimostrare che il divertimento è educativo. Allo stesso tempo il teatro è il luogo delle relazioni, delle emozioni, ed è una tematica che va affrontata a scuola con una certa incisività». Non solo formazione del pubblico di domani, ma allenamento vero e proprio: «Il teatro è la palestra delle emozioni, e la scuola è determinante per creare un pubblico che sappia riconoscere la qualità di un'opera».
Chiudiamo l'incontro su un tema che accomuna entrambi: l'idea, ancora diffusa, che fare arte non sia un vero lavoro. «Quello che facciamo con il teatro per i ragazzi mira proprio a mostrare che dietro ad ogni spettacolo ci sono tantissime persone con diversi ruoli, e ogni ruolo è un mestiere, un'arte», spiegano D'Amore e Galati. «Per chi come me è di provincia è una rivalsa nei confronti del luogo comune secondo il quale le forme d'arte siano un passatempo: l'artista lavora, e si può fare. In un mondo dove è sempre più difficile lavorare, imparare a costruirsi un lavoro su misura per le proprie forme è fondamentale».

