Cinisi, il Comune non si costituisce parte civile nel processo di mafia: interrogazione della minoranza, risposta della Sindaca
La minoranza consiliare di Cinisi ha presentato una interrogazione e diffuso un comunicato in cui esprime critiche all’amministrazione comunale per la mancata costituzione di parte civile del Comune nel processo di mafia che prenderà il via nell’aula bunker del carcere Pagliarelli, relativo al “Blitz del 181” dello scorso anno.
La prima cittadina respinge le accuse e risponde a Compaesano motivando la scelta dell’amministrazione.
26 gennaio 2026
“Sconcerto, amarezza e profonda preoccupazione” per la decisione del Comune di Cinisi di non costituirsi parte civile nel processo in corso presso l’aula bunker del carcere Pagliarelli. A esprimere la critica sono i consiglieri comunali di opposizione Marina Maltese, Michele Giaimo, Antonino Anselmo, Salvina Di Maggio e Antonino Vitale, che in una nota congiunta contestano la scelta dell’amministrazione, oltre ad aver presentato una interrogazione.
Il procedimento giudiziario vede imputati, tra gli altri, anche il presunto reggente della cosca mafiosa di Cinisi e alcuni suoi sodali. Secondo la consigliera e avvocata Marina Maltese, la costituzione di parte civile avrebbe rappresentato “un atto dovuto” da parte dell’ente locale, alla luce della storia di Cinisi, “per riscattare una comunità da un trascorso storico che l’ha vista soffocata nelle libertà democratiche e per dare voce oggi alla stessa comunità nel processo che giudicherà chi queste libertà continuerebbe a soffocarle”.
A giudizio della minoranza, la mancata adesione al processo rappresenti un’occasione persa per dare un segnale concreto di vicinanza alla comunità e di impegno sul piano della legalità. “Non bastano - continua la consigliera Maltese - steririli e vuote dichiarazioni su legalità e antimafia. Occorrono atti e fatti concreti nei momenti giusti. Il costituirsi parte civile nel processo che ancora oggi vede Cinisi vittima di mafia era il momento giusto in cui dimostrare senza indugio da che parte si sta”.
La replica della Sindaca di Cinisi Vera Abbate
Compaesano ha chiesto alla prima cittadina di replicare alle critiche della minoranza. Pubblichiamo integralmente la sua risposta:
“I reati a carico degli imputati sono in gran parte ascrivibili ad estorsione, traffico di stupefacenti, scommesse clandestine e solo per alcuni anche l'associazione di tipo mafioso per fatti che oltretutto non riguardano il territorio di Cinisi né amministratori comunali, almeno secondo quanto appreso dalle notizie di stampa, le uniche alle quali è possibile attingere in mancanza di un coinvolgimento diretto nel corso delle indagini.
I presupposti e le modalità della costituzione di parte civile di un ente territoriale non si discostano dalla disciplina generale: l'ente territoriale, per mezzo dei suoi rappresentanti, deve indicare le ragioni che giustificano la domanda e può costituirsi fino a che il giudice non provveda alla verifica della costituzione delle parti nell'udienza preliminare (art. 79 c.p.p.).
La questione principale in materia è, tuttavia, rappresentata dalla valutazione del giudice in merito all'ammissibilità di tale costituzione. Non sempre, infatti, il collegamento tra il reato e la lesione subita dall'ente pubblico territoriale si configura in un rapporto immediato di causa-effetto, proprio perché il Comune, nel caso di specie, non è soggetto danneggiato o offeso.
Perciò si è ritenuto di non costituirsi parte civile proprio per la supposta carenza di legittimazione nella fattispecie ed essendo oltremodo difficile provare il danno non patrimoniale subito dal Comune di Cinisi, non emergendo altresì neanche la simbolicità dell'azione per la ragioni sin qui addotte.
L’Amministrazione, pertanto, respinge con fermezza le accuse strumentali mosse dai consiglieri comunali di opposizione, avendo dimostrato coi fatti di agire sempre nel pieno rispetto della legalità e contro la mafia e qualsiasi forma di infiltrazione criminale, senza timore alcuno, tant’è che, ad esempio, nel caso della vicenda del figlio del boss Gaetano Badalamenti che ha effettivo rilievo per il nostro territorio ed il nostro paese, il Comune, invece, senza alcuna esitazione, ha già contattato un legale di chiara fama per la costituzione di parte civile nel processo di appello che si terrà il prossimo mese di aprile, al fine di continuare ad affermare concretamente quell’azione antimafia che, in maniera inammissibile, infondata e pretestuosa, si dice mancante”.
Il testo dell’interrogazione della minoranza
Oggetto: Interrogazione a risposta verbale, ai sensi del dell’art. 42 comma 1 e comma 2 del regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale, relativa all’atto di gravissima omissione politico istituzionale sulla mancata costituzione di parte civile del Comune nel procedimento penale per associazione mafiosa relativo alla cosca operante sul territorio comunale
I sottoscritti Consiglieri Comunali Marina Maltese, Salvina Di Maggio, Michele Giaimo, Antonino Anselmo, Antonino Vitale
Premesso che
-giorno 11 febbraio 2025, con una complessa e meritoria operazione dell’arma dei Carabinieri è stato assestato un duro colpo, tra l’altro, alla presunta cosca mafiosa che operava nel territorio comunale;
-che in data 17 febbraio 2025 in consiglio comunale veniva letto un documento, redatto dai sottoscritti consiglieri, di plauso all’Arma dei Carabinieri “che con coraggio, professionalità e determinazione ha portato a termine una brillante operazione antimafia che ha sgominato la cosca mafiosa che opprimeva il nostro territorio. Un’operazione che ha coinvolto decine di uomini e donne impegnati sul campo, che ha visto un impegno straordinario da parte delle forze dell’ordine, ed ha dato un segnale inequivocabile di speranza per il nostro futuro”; il documento veniva condiviso dall’intero consiglio comunale e trovava, almeno formalmente, anche il sostegno del Sindaco;
-il Comune di Cinisi, nel recente passato ha subito l’onta dello scioglimento per infiltrazioni mafiose ai sensi dell’art. 143 del D.lgs. n. 267/2000, evento che ha rappresentato il punto più basso della storia democratica dell’ente;
-che le amministrazioni che si sono succedute dopo lo scioglimento hanno posto in essere atti inequivocabili, formali e sostanziali, di lotta e di ripudio dalla criminalità mafiosa, come documentato dall’attività amministrativa e dalle azioni legali poste in essere dalle Amministrazioni precedenti all’odierna;
-che è attualmente pendente un procedimento penale per associazione mafiosa a carico dei soggetti indicati come presunti vertici della cosca che ha esercitato la propria influenza proprio nel territorio comunale;
-che giorno 12 gennaio 2026 all’udienza preliminare del suddetto procedimento, tenutasi all’aula bunker del Pagliarelli, che costituiva il temine ultimo per la costituzione delle parti civili nel procedimento, incredibilmente ed inspiegabilmente, il comune di Cinisi non si è costituito parte civile.
Considerato che
la costituzione di parte civile del Comune in un processo per mafia non è un atto facoltativo privo di significato politico, ma rappresenta la presa di posizione più chiara, concreta, visibile e verificabile con cui un’Amministrazione dichiara da che parte sta senza infingimenti o vacue esternazioni in altri contesti;
per un Comune che ha subito nel suo recente passato l’onta dello scioglimento per mafia, la costituzione di parte civile non è soltanto un diritto, ma un dovere politico e morale nei confronti della comunità amministrata, chiamata a credere nuovamente nelle istituzioni dopo una ferita democratica gravissima e per consolidare l’attività di legalità, formale e sostanziale, posta in essere dalle Amministrazioni che hanno retto il governo cittadino dopo il suddetto scioglimento;
la decisione dell’Amministrazione di non costituirsi parte civile costituisce, nei fatti, una rinuncia consapevole a rappresentare il Comune come vittima della mafia, proprio nel processo che riguarda chi quella mafia l’avrebbe governata sul territorio;
Rilevato che
tale omissione assume un significato politico e pubblico devastante;
l’assenza dell’ente dal processo equivale a un vuoto istituzionale, che finisce per pesare più di qualsiasi dichiarazione formale di principio sulla legalità che rischia di apparire ipocrita e priva di sostanza;
in territori segnati da una presenza mafiosa storica, il silenzio delle istituzioni non è mai neutro, ma produce effetti concreti: rafforza la percezione della forza del potere criminale e indebolisce la parte sana della comunità;
Evidenziato con estrema gravità che
la mancata costituzione di parte civile rappresenta un atto di resa politica, che tradisce le aspettative di riscatto democratico generate dallo scioglimento e dal successivo ed inequivocabile operato posto in essere dalle Amministrazioni che hanno amministrato il Comune di Cinisi dopo il predetto scioglimento;
essa espone il Comune al fondato sospetto che la tanto proclamata tutela della legalità sia solo sterile retorica, priva di atti concreti nei momenti decisivi;
l’Amministrazione, scegliendo di non costituirsi parte civile, si assume la responsabilità storica di aver lasciato la comunità senza voce proprio nel processo che giudica chi avrebbe soffocato la libertà del territorio.
Premesso quanto sopra, i sottoscritti
Interrogano il Sindaco e la Giunta comunale
se siano consapevoli della portata politica e simbolica gravissima della scelta di non costituire il Comune parte civile nel procedimento penale per associazione mafiosa che riguarda direttamente la storia recente dell’ente;
se intendano spiegare pubblicamente ai cittadini per quale ragione un Comune, che in tempi recenti è stato sciolto per mafia, rinuncia a dichiararsi parte lesa nel processo contro i presunti vertici della cosca operante sul proprio territorio;
se non ritengano che tale scelta configuri un fallimento politico dell’Amministrazione, incapace di assumere, in maniera concreta e non con vuote ed ipocrite dichiarazioni, una posizione netta e inequivocabile contro la criminalità organizzata nel momento più significativo;
se non reputino questa omissione incompatibile con il mandato ricevuto dagli elettori e con il dovere di alimentare la credibilità, autorevolezza e fiducia delle istituzioni;
In un Comune che nel suo recente passato è stato sciolto per mafia, non costituirsi parte civile non è una scelta neutra: è una scelta che parla con parole che non avremmo voluto sentire!!!
I CONSIGLIERI COMUNALI: Marina Maltese, Salvina Di Maggio, Michele Giaimo, Antonino Anselmo, Antonino Vitale

