Palermo, cerimonia all'Ucciardone per il 47° anniversario dell'omicidio del maresciallo Di Bona
Scritto da Antonio Zangara
28 agosto 2026
C’è una memoria che il tempo non riesce a cancellare. È quella delle persone che hanno servito lo Stato fino all’estremo sacrificio e delle famiglie che, per anni, hanno continuato a cercare una verità che sembrava impossibile da raggiungere.
Oggi, 28 agosto 2026, all’interno del carcere Ucciardone di Palermo, si è svolta la cerimonia per il 47° anniversario dell’omicidio del maresciallo Calogero Di Bona, vicecomandante del reparto, ucciso dalla mafia il 28 agosto 1979, alla vigilia del suo trentacinquesimo compleanno.
Alla commemorazione hanno partecipato numerose autorità civili e militari, a testimonianza di una memoria che, anno dopo anno, continua a essere custodita dalle istituzioni.
Ma quella di Di Bona non è soltanto la storia di un uomo ucciso dalla mafia. È anche la storia di una famiglia che ha rifiutato di arrendersi al silenzio.
Entrato nel Corpo degli Agenti di Custodia nel 1964, Di Bona scomparve al termine di una giornata di lavoro. Per molti anni, intorno alla sua scomparsa calò il silenzio. Un silenzio che avrebbe potuto diventare definitivo, come purtroppo è accaduto per tante altre vittime della mafia.
A spezzarlo è stata soprattutto la determinazione dei suoi figli e, in particolare, quella di Giuseppe Di Bona, che non ha mai smesso di cercare risposte. Nel 2010 i familiari si rivolsero al Provveditorato regionale dell'Amministrazione penitenziaria e alla Procura di Palermo, chiedendo la riapertura delle indagini.
Da quella richiesta è ripartito un percorso difficile, ma fondamentale, verso la verità.
Le nuove indagini, coordinate dai magistrati Francesco Del Bene e Amelia Luise e supportate anche dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di ricostruire la dinamica dell'omicidio. La morte di Di Bona fu ordinata dalla cosca guidata da Rosario Riccobono, che lo riteneva responsabile di un presunto episodio di aggressione nei confronti di un uomo d'onore all'interno del carcere.
La sua memoria è stata successivamente onorata in più occasioni dalle istituzioni. Nel 2008 gli è stata intitolata la caserma dell'istituto penitenziario "Pagliarelli"; nel 2009 il Comune di Villarosa, suo paese d'origine, gli ha dedicato l'aula consiliare. Nel gennaio 2018, infine, anche l'Ucciardone, il luogo nel quale aveva trascorso gran parte della sua vita professionale, ha assunto il suo nome.
È un legame dal forte valore simbolico, proprio tra quelle mura, dove aveva scelto di servire lo Stato, Di Bona pagò con la vita il proprio impegno per la legalità.
Eppure, forse, la parte più importante di questa storia è quella che riguarda la ricerca della verità.
Secondo i dati diffusi da Libera, circa l'80% dei familiari delle vittime innocenti di mafia non conosce ancora la verità sulla morte dei propri cari e non ha potuto ottenere piena giustizia.
Per questo la vicenda di Calogero Di Bona assume un significato ancora più profondo. Perché dimostra quanto possa essere importante non arrendersi, anche quando sono trascorsi decenni.
Oggi, ricordando il maresciallo Di Bona, ricordiamo dunque un servitore dello Stato, un uomo, un padre e una vittima innocente. Ma ricordiamo anche la forza di un figlio che ha continuato a cercare la verità quando sarebbe stato più facile arrendersi.
La memoria non è soltanto ricordare chi non c'è più. È continuare a cercare la verità per restituire dignità a chi è stato privato della vita. E finché quella ricerca continuerà, il silenzio non avrà vinto.

