Carini, bandiera palestinese rimossa dal Comune: intervista a Luca Tantino
Lo scorso 19 agosto il consiglio comunale di Carini ha votato una mozione per rimuovere la bandiera della Palestina dalla facciata del Comune, dove era esposta da un anno su decisione della precedente amministrazione Montaleone, e contestualmente issare la bandiera della pace alla rotonda Pino Puglisi all’ingresso della città. La mozione approvata dal consiglio comunale ha scatenato le polemiche a Carini. Abbiamo intervistato Luca Tantino, consigliere comunale di Fratelli d’Italia promotore della mozione.
Intervista di Vanessa Leone
Domenica 22 agosto 2026
Cosa vi ha spinti a presentare questa mozione?
“Un’amministrazione comunale non ha, come è ovvio, il potere di risolvere i complessi e drammatici equilibri della politica internazionale. Sarebbe presuntuoso e fuori dalla realtà anche solo pensarlo.
Tuttavia, un governo locale ha una responsabilità precisa verso la propria comunità: custodirne la coesione ed evitarne la frammentazione ideologica. Le istituzioni cittadine non devono dividere, ma unire attorno a valori condivisi. La scelta di questa mozione nasce da una sensibilità, ritengo di grande buon senso, che punta a lanciare un messaggio chiaro di pacificazione e di rispetto per il valore assoluto della Pace.
Il nostro territorio carinese affonda le sue radici in una forte tradizione legata ai valori della cristianità, del rispetto della persona e dell'inclusione. In una comunità come la nostra, le risposte alle grandi tragedie mondiali non possono essere bandiere spesso utilizzate da una parte o posizioni che dividono, ma gesti capaci di raccogliere l'identità profonda di tutti i cittadini.
Cosa c'è di divisivo nella bandiera palestinese?
“Questa domanda va affrontata senza esasperazioni: la bandiera palestinese porta con sé una carica simbolica che per molti rappresenta la sofferenza di un popolo. Ed è una sofferenza reale: le violenze, i bombardamenti e la tragedia che hanno colpito o stanno colpendo i civili palestinesi incolpevoli, le famiglie, i bambini, sono drammi umani spaventosi che spezzano il cuore e che non possono trovare alcuna giustificazione.
Tuttavia, nel dibattito politico quel simbolo è diventato anche fonte di divisione. Viene infatti percepito come un'adesione a contesti di governo – sia nei territori amministrati dall'Autorità Nazionale Palestinese, sia a maggior ragione sotto il regime di Hamas – in cui si registrano gravi e sistematici soprusi contro le donne, le minoranze, la comunità omosessuale. Parliamo di condotte che nel nostro ordinamento costituiscono reati gravi, puniti con sanzioni severissime e con la reclusione. Il delitto d’onore commesso stragiudizialmente e in “in nome di Dio” è un abominio che non può essere contemplato nella facciata del palazzo di città di un comune di una repubblica democratica.
Da liberali, crediamo fermamente nella difesa del pluralismo, della laicità delle istituzioni e delle libertà individuali, valori incompatibili con ogni forma di teocrazia, fondamentalismo e autoritarismo religioso.
Non è impopolare questa scelta?
“Assolutamente no, non la ritengo affatto una scelta impopolare. Anzi, i fatti e il riscontro diretto che stiamo ricevendo dicono esattamente il contrario.
A seguito dell'approvazione della mozione in Consiglio comunale, tantissimi cittadini ci hanno contattato per esprimerci vicinanza e piena condivisione. Molte persone si sono sentite finalmente rappresentate da una scelta di buon senso che supera eventuali e rischiose contrapposizioni per rimettere al centro un messaggio di unità.
Quando un'amministrazione decide di aggiungere un messaggio di pace universale – posizionandolo addirittura all'ingresso della nostra città – non sta compiendo un atto sgradito, ma sta interpretando il sentimento diffuso della popolazione. La cittadinanza carinese possiede un'anima profonda, legata ai valori dell'accoglienza, del rispetto della persona e della solidarietà, che non si riconosce in taluni estremismi o nelle tifoserie geopolitiche.
L'approvazione di questo atto ha intercettato quella maggioranza silenziosa che chiede alle istituzioni locali equilibrio e decoro, rifiutando che la sede del governo cittadino diventi terreno di scontro. Il sostegno e le parole di appoggio che continuiamo a ricevere dimostrano che quando la politica sceglie la strada della pacificazione e dei valori condivisi, i cittadini rispondono con grande partecipazione e apprezzamento”.
Perché mettere la bandiera della pace all’ingresso della città e non sulla facciata del Comune?
“La scelta di collocare la bandiera della pace sulla rotatoria all'ingresso del paese, e non sulla facciata del Municipio, non è affatto casuale o secondaria. Risponde a due ragioni precise: una di rigoroso rispetto normativo e l'altra di profondo valore simbolico.
Sul piano normativo e istituzionale, la legge italiana parla chiaro. L'esposizione delle bandiere sugli edifici pubblici ed enti locali è disciplinata in modo stringente dalla Legge 5 febbraio 1998, n. 22 e dal successivo regolamento di attuazione (D.P.R. 7 aprile 2000, n. 121). La normativa stabilisce espressamente che sulle facciate delle sedi istituzionali possono e devono sventolare esclusivamente la bandiera della Repubblica Italiana (il Tricolore), la bandiera dell'Unione Europea e il vessillo della Regione (oltre, ove previsto, al gonfalone del Comune). L'affissione di altri simboli, drappi o bandiere politiche e ideologiche – per quanto animati da nobili intenzioni – esula dal quadro normativo e rischia di snaturare la neutralità che la sede del governo cittadino deve mantenere. Il Municipio è la casa di tutti, e la legittimità delle sue pareti si fonda proprio sul rispetto assoluto delle regole e delle istituzioni della nostra Repubblica.
Sul piano simbolico e politico, invece, l'ingresso del paese rappresenta, riteniamo, il punto più vocato ed efficace per lanciare il messaggio che questa amministrazione vuole trasmettere. La rotatoria è il luogo di passaggio obbligato dove si incrociano i cittadini, i visitatori e chiunque arrivi a Carini. È lì che una Comunità inizia a dichiarare la propria identità e i propri valori.
Collocare la bandiera della pace all'ingresso della città è una scelta ponderata, consapevole e coraggiosa da parte della nuova amministrazione. Significa accogliere chiunque arrivi con un abbraccio di fratellanza universale e di inclusione, superando gli steccati ideologici e le tifoserie geopolitiche per riaffermare un NO convinto e intransigente a tutte le guerre, ad ogni forma di aggressione, di terrorismo e di sopraffazione sui civili, da qualunque parte provengano.
Non abbiamo voluto fare della demagogia o strappare le regole esponendo un simbolo in modo improprio sul municipio. Abbiamo scelto, invece, la strada della laicità istituzionale e del rispetto del diritto, trovando al contempo lo spazio urbano più visibile e aperto per celebrare il valore supremo e universale della Pace”.
Negli ultimi anni l’opinione pubblica si è divisa tra sostenitori di Israele e Palestina: da che parte sta?
“Non si tratta di schierarsi come allo stadio, scegliendo una tifoseria o un'altra. La mia è la posizione storica della destra politica e repubblicana, fondata sul realismo, sul diritto internazionale e sul buon senso: due Popoli, due Stati. È l'unica prospettiva seria per garantire sicurezza a Israele e dignità al popolo palestinese.
La mia convinta adesione ai valori della civiltà occidentale mi porta a guardare con enorme partecipazione emotiva alla storia del popolo ebraico, da sempre perseguitato, vittima dell'immane tragedia della Shoah e delle barbarie naziste, così come ai tragici e continui massacri di civili innocenti che Israele ha subito nel corso dei decenni. Il diritto di Israele a esistere e a difendersi è indiscutibile.
Allo stesso tempo, ritengo che bisogna mantenere equilibrio ed evitare ideologismi. Mi rifaccio alla linea espressa dalle Nazioni Unite e dal nostro governo nazionale: come ha ricordato con grande chiarezza la Presidente Giorgia Meloni nel suo discorso pronunciato in Parlamento, l'Italia sostiene con convinzione la soluzione 'due popoli, due Stati' come unica via d'uscita strutturale, pur condannando con fermezza le oggettive esagerazioni, le sproporzioni e le drammatiche sofferenze causate ai civili dalle recenti operazioni militari israeliane.
La vera svolta, tuttavia, dovrà arrivare dall'interno del mondo palestinese. L'auspicio più grande è che in quei territori possa finalmente nascere un vero percorso democratico che, attraverso libere elezioni, permetta di superare l'incubo del terrorismo autoritario, fondamentalista e teocratico che oggi li soffoca e li tiene in ostaggio. Solo così si potrà costruire una pace duratura, fondata sulla libertà, sul reciproco rispetto e sulla convivenza tra due Stati sovrani”.

