Sindaco di Carini da un mese: intervista a Rossella Covello


A poco più di un mese dall'elezione, la sindaca di Carini Rossella Covello traccia un primo bilancio dell'avvio della sua amministrazione. In questa intervista affronta i temi delle priorità per la città, dell'eredità ricevuta dalla precedente amministrazione, della sicurezza dopo i recenti episodi intimidatori che hanno interessato il comprensorio, del decoro urbano e dei primi provvedimenti adottati. Non manca uno sguardo più personale, dal suo percorso professionale e familiare fino alla scelta di impegnarsi in politica e al modo in cui oggi interpreta il ruolo istituzionale di sindaco.


Intervista di Vanessa Leone e Francesco Cipriano

13 luglio 2026


Preferisce farsi chiamare sindaco o sindaca?

Sindaco.

Perché?

Perché secondo me è il termine di genere neutro, nel senso che non ha né femminile né maschile, e io non voglio trasformare il valore istituzionale di questo termine che vedo come genere neutro. È un rispetto assoluto che esula proprio dalla definizione femminile o maschile.

Chi era Rossella Covello prima di diventare sindaco di Carini?

Un'insegnante, una mamma di tre figli.

Cosa insegna?

Io sono insegnante di filosofia, però sono entrata di ruolo alla scuola primaria sul posto di sostegno, quindi ho una particolare attenzione verso la disabilità, tant'è che ho tenuto a mio carico la delega sulla disabilità, proprio per avere un'attenzione particolare verso i processi attivi alla scuola.

Cosa porta della sua esperienza umana nella gestione amministrativa?

Tutta me stessa. Penso che non si possa assolutamente staccare, scindere i due aspetti. L'essere umano, la madre, nonché l'insegnante, non è lontana dal mondo politico, perché è un'identità unica che si veste di ogni sfaccettatura per amministrare un territorio complesso come Carini.

Com'è stato confrontarsi con la realtà politica carinese e creare una coalizione di centrodestra?

È stata un'esperienza unica, di cui sono assolutamente onorata. Oggi il centrodestra è unito attorno ad una figura femminile, una figura nuova, non strettamente politicizzata dal punto di vista pregiudizievole, perché attorno alla figura del politico c'è tanto pregiudizio, tanto la volontà di identificarlo e di definirlo. Quindi, da questo punto di vista, quell'aspetto che dicevamo prima della mancata scissione tra l'aspetto umano e quello politico rientra in questo quadro. Penso di aver vinto le elezioni e di essere riuscita a questo tipo di approccio di centrodestra unito, grazie a questa nuova immagine di un politico che non è scisso dalla sua identità umana e professionale.

Quanto ha influito la presenza di Edy Tamajo sulla sua elezione?

Ho grande ammirazione per Edy Tamajo e penso di essere, questo va compreso, una persona razionalmente molto se stessa, nel senso che come detto prima c'è una forte identità umana e politica insieme: questo mi ha permesso di non perdere mai il senso critico, la facoltà di pensiero, senza alcun condizionamento. La stretta di mano a Edy Tamajo ci sta nella misura in cui io, Rossella Covello, persona umana, professionale, politica, decido di stringere la mano a una persona che ha le stesse caratteristiche. Quindi è come se io avessi scelto di seguire un orientamento politico, ma strettamente legato alla persona che dall'altra parte mi sono trovata.

Quali sono le priorità per Carini e qual è la più grande difficoltà nell'amministrare una città così grande?

Carini è una città complessa e in continua crescita, con una popolazione che sfiora i 43 mila abitanti. Anche dal punto di vista urbanistico e territoriale il Comune sta vivendo una fase di forte espansione, come i progetti alla viabilità legati al centro Ri.Med. Si tratta di una trasformazione positiva, che però porta con sé nuove sfide: l'amministratore ha sicuramente diverse sollecitazioni positive e negative che deve affrontare nello svolgimento della sua funzione.

Che eredità ha ricevuto dalla precedente amministrazione?

Le dico subito che per parlare bene del proprio lavoro non bisogna mai parlare male del lavoro precedente, e questo lo faccio dal punto di vista etico. Io rispetto chi c'è stato prima, ma ritengo che ci sia stata lasciata una matassa un po' complessa, di cui ogni giorno, a 40 giorni dal mio incarico, leggo e scopro. Per cui a questa domanda rispondo che mi è stata lasciata un'eredità complicata, assai complicata, con situazioni che potevano essere sviluppate prima, molti mesi prima: non so se per volontà politica o per tempistica sono state lasciate in eredità a me.

Il giorno della proclamazione ha scaturito polemiche un video in cui insieme a dei sostenitori saltava e cantava "Chi non salta comunista è". Come ha visto queste critiche?

Mi dissocio un po' da quel momento di euforia data da un'elezione di cui si coglieva l'assoluta giovialità del momento. Penso che non sia stato un momento felice, me ne discosto in questo senso. Penso che in quell'occasione l'euforia abbia dominato su quello che è invece giusto fare dal punto di vista politico: rispetto reciproco di posizioni di pensiero in ogni caso.

È ancora presto per un bilancio ovviamente, perché è stata eletta da 40 giorni, ma come sta procedendo?

Quando si inizia un percorso, quale che sia, c'è una prima fase di osservazione. Quella fase di osservazione è passata, io già sono in azione, ho già fatto degli atti che riguardano intanto la sicurezza: atti formali come per esempio la richiesta di un commissariato distaccato oppure la volontà di mantenere la Guardia di Finanza nel nostro territorio, visto che mi sto impegnando a cercare una sede opportuna. Almeno io ho fatto richiesta, la precedente amministrazione non aveva fatto nulla in questo senso, aveva garantito il passaggio altrove e io sto invece cercando un'interlocuzione perché vorrei che in un paese così complesso, sul piano della sicurezza, la presenza della Guardia di Finanza possa essere un ulteriore aiuto. Poi ci sono diverse altre trasformazioni che sono in corso, però non mi sento di affidarle ad un'intervista perché sono ancora in itinere.

Due giorni dopo la sua elezione, anche Carini è stata colpita dagli atti intimidatori di matrice mafiosa che negli ultimi mesi hanno interessato il comprensorio. Che riflessione si sente di fare su quanto sta accadendo?

Ieri si è svolto un incontro dedicato al tema della sicurezza, al quale hanno partecipato gli industriali, ma ho voluto che fossero presenti anche i dirigenti scolastici e le autorità religiose. Di fronte a questi episodi è importante dare un messaggio chiaro: la risposta non può essere soltanto di tipo repressivo. Per un amministratore c'è anche un'altra sfida, quella di interrogarsi su cosa non funzioni nel proprio territorio e su come creare le condizioni per relegare ai margini ogni forma di violenza e sopraffazione. La presenza del prefetto è stata molto significativa: oltre a rappresentare un segnale di attenzione sul piano della sicurezza, ha offerto alla comunità l'occasione di dare una risposta anche simbolica a quanto accaduto.

Possiamo darci un appuntamento nei prossimi mesi per raccontare un traguardo raggiunto? Qual è l'obiettivo più concreto che pensa di poter portare a termine in tempi non troppo lunghi?

Mi piacerebbe comunicarvi il miglioramento del decoro urbano, che per me in questo momento è una sfida giornaliera. I tempi? Spero che siano velocissimi, però rimaniamo non a data di destinarsi perché lontana, ma perché così vicina da parlarne quanto prima.


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