Salvatore Verga al 41 bis: carcere duro per il presunto capo della banda del kalashnikov


Giovedì 06 agosto 2026


Salvatore Verga è stato sottoposto al regime di detenzione previsto dall’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario. Il provvedimento è stato disposto mentre l’uomo si trovava già nel carcere di Oristano, in Sardegna.

Verga, 35 anni, è considerato dagli investigatori il presunto capo della banda che avrebbe gestito un sistema di estorsioni e intimidazioni tra lo Zen, la Marinella, Sferracavallo, Tommaso Natale e i comuni della costa. Un’inchiesta che Compaesano ha seguito anche per gli episodi che hanno interessato Isola delle Femmine, Capaci e Carini, tra minacce, incendi ed estorsioni.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Verga, in carcere dal 2019, avrebbe impartito ordini alla banda durante la sua detenzione, mantenendo contatti con l’esterno attraverso telefoni cellulari. L’operazione dei carabinieri dello scorso mese ha colpito una parte della rete criminale che faceva riferimento allo Zen e alla Marinella.

Fino a quel momento Verga era detenuto nel carcere di Trani, in Puglia. Dopo il blitz è stato trasferito nella casa circondariale Salvatore Soro di Oristano, in Sardegna, dove era stato sottoposto a isolamento e sorveglianza. Adesso è arrivata la decisione di applicare nei suoi confronti il 41 bis, il regime di detenzione previsto per interrompere i collegamenti tra i detenuti ritenuti particolarmente pericolosi e l’esterno.

Il provvedimento punta quindi a impedire che Verga possa continuare a comunicare con la rete criminale e impartire direttive dal carcere. Le indagini, intanto, proseguono anche sui soggetti rimasti in libertà. Secondo quanto riportato dal Giornale di Sicilia, infatti, alcuni degli imprenditori che avevano denunciato le estorsioni e collaborato con gli investigatori sarebbero stati nuovamente avvicinati e minacciati anche dopo il blitz dei carabinieri. Gli episodi sono ora al vaglio degli investigatori.

La vicenda si inserisce anche nel dibattito, molto acceso nelle ultime settimane, sulle condizioni e sulla sicurezza delle carceri italiane. Il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia aveva denunciato pubblicamente la perdita di controllo degli istituti penitenziari da parte dello Stato, sostenendo che le organizzazioni criminali riuscissero a mantenere collegamenti tra detenuti e persone all’esterno. Le dichiarazioni avevano provocato una dura reazione del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che aveva definito le parole del procuratore “di una gravità inaudita”.


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